PROPOSTE
PER LSU/LPU (a cura del Sin Cobas)
Presentate
alla Regione Lazio il 23/02/2000
Premessa
Dopo anni di lavoro presso le pp.aa. i
lavoratori avviati in lavori socialmente utili o di pubblica utilità, dopo
essere stati utilizzati a copertura delle gravi carenze d’organico degli enti
oltretutto in piena flessibilità e mobilità, giungono al termine dei periodi di
proroga previsti dalla legge.
Il
governo entro il 28/2 dovrà emanare il nuovo decreto di revisione del 468/97.
Secondo le previsioni desunte dagli schemi in discussione presso le commissioni
lavoro al parlamento le aspettative di riconoscimento del lavoro svolto in
questi anni saranno deluse. Anzi si tenta di risolvere la già precaria
situazione con altra e maggiore precarietà.
Il d.to l.vo 468/97 ha nella sostanza e
nei numeri fallito. Le società multiservizi o le cooperative previste nei piani
d’impresa nei progetti LPU non sono mai decollate. Se pure dovessero partire
tutte, e tante sono progettate senza alcun piano d’impresa che possa dirsi
tale, riguarderebbero solamente il 20% circa della forza lavoro. E spesso si
tratta di posti di lavoro part time. Le pretese che queste società si muovano
sul mercato in maniera competitiva non sono plausibili visto che si tratta di
società costituite in settori pubblici destinati a garantire il bene-essere
collettivo in servizi aggiuntivi a quelli già erogati dalla p.a. che non
reggerebbero il mercato senza il totale sovvenzionamento del pubblico. Inoltre
sono osteggiate dalla massa dei lavoratori che è consapevole della fine che
queste società e i loro lavoratori faranno da lì a pochi anni.
L’attuazione di politiche di sviluppo
nel campo dei servizi pubblici per la collettività è opera molto più complessa
di quella relativa ai settori economici tradizionali: in questo specifico caso
occorre fronteggiare forza lavoro considerata marginale per il mercato del
lavoro (data l’età media piuttosto avanzata dei lavoratori interessati,
l’obsolescenza professionale in rapporto alla scarsa formazione continua ricevuta
in azienda ed alla forzata sosta lavorativa determinata dalla messa in
mobilità, la lunga disocupazione ecc.) così come si deve fare i conti con spazi
di investimento produttivo molto angusti riguardanti spesso il soddisfacimento
di bisogni sociali con scarsa o nulla copertura tariffaria o iniziative sia
pure in parte coperte dall’ imprenditoria esistente che peraltro nel settore di
beni e consumi pubblici deve misurarsi con le ridotte possibilità finanziarie
degli enti locali.
Lo schema di decreto legislativo di
integrazione e modifica della disciplina dei lavori socialmente utili del
precedente d.to l.vo 468/97 in via di approvazione mostra in maniera chiara
quali siano le reali intenzioni del governo: liberarsi una volta per tutte dei
lavoratori che difendono l’ormai acquisito diritto all'assunzione nella
pubblica amministrazione.
Tale
decreto è totalmente insufficiente alle richieste di stabilità e certezza dei
lavoratori e, anzi, apre in misura maggiore la strada verso la precarietà e
l’emarginazione (contratti a tempo determinato, lavoro temporaneo,
collaborazioni coordinate e continuative ecc.) rendendole obbligatorie (chi
rifiuta va fuori dai progetti). Grave e pesante sarebbe il previsto passaggio
delle responsabilità economiche e sociali dal governo agli enti (da ottobre
2000 gli enti dovranno pagare il 50% del sussidio). La proroga per i progetti
non sarà automatica per i lavoratori impegnati, essi infatti dovranno
autocertificare la loro presenza nei progetti non al fine del riconoscimento del
lavoro svolto ma per “sanare” definitivamente situazioni illegali, rendendo
l’illegalità legge (infatti sono previste attività nei servizi tecnici
integrati della p.a.).
Il
decreto propone tutta una serie di inaccettabili condizioni per non essere esclusi
fin da aprile: per prima cosa ci sono i tempi: solo 30 giorni di tempo dalla
pubblicazione del decreto per far compilare le dichiarazioni ai lavoratori e
far deliberare gli enti sulla prosecuzione dell'utilizzazione; poi vi sono le
esclusioni per legge:
-
sono esclusi tutti coloro che appartenevano a progetti
cessati prima del 31/12/1999 (nessuna speranza quindi per i giovani del d.to
l.vo 280/97);
-
chi non ha maturato 12 mesi di permanenza nei progetti nel
periodo 1/1/98 - 31/12/99;
-
chi ha i requisiti per andare in pensione con la
contribuzione volontaria anche se non presenta la domanda;
-
chi è pagato con l'indennità di mobilità;
-
chi è stato "ricollocato" al lavoro;
-
chi è stato dichiarato decaduto o cancellato
-
chi non sottoscrive la dichiarazione di "effettivo
impiego" nei progetti.
La regione Lazio, le province e i
comuni sostengono l’impossibilità di ricollocazione tramite società private
visto anche il contributo che gli LSU/LPU hanno dato nel risolvere le gravi
carenze d’organico nel pubblico impiego non in attività sussidiarie e
complementari ma in supplenza spesso anche in servizi essenziali. Molti enti
hanno deliberato che non si può far altro che andare verso il riconoscimento
del lavoro svolto.
Gli
obiettivi
Parte rilevante del successo del piano
dipende dal presupposto che lo svuotamento attraverso l’avviamento a un lavoro
a tempo indeterminato è una priorità per la politica del lavoro nazionale e
regionale; su questo piano, dati gli importi finanziari tutto sommato modesti
necessari in rapporto alle dimensioni del fenomeno, con il concorso delle varie
istituzioni sarà possibile raggiungere l’obiettivo prefissato.
L’obiettivo
fondamentale dello svuotamento del bacino LSU/LPU deve indirizzarsi verso la
reale ricerca della certezza e stabilità del lavoro nel riconoscimento delle
attività svolte o in quelle che si possono svolgere e tutto ciò nel rispetto
delle libere scelte del lavoratore. Il bacino rimarrà presente fin tanto che
l’ultimo LSU/LPU non avrà avuto la certezza del domani.
L’attività
di monitoraggio su chi ha svolto supplenza alle carenze d’organico e chi ha
svolto operazioni sussidiarie e complementarei è praticamente l’obiettivo
iniziale e necessario per avviare il processo riconoscimento del lavoro svolto.
Vincoli
del piano
·
Delega del governo nazionale alle regioni in ordine alle
politiche relative ai lavori LSU/LPU.
·
Apertura di un tavolo con il ministero del lavoro, pubblica
istruzione, funzione pubblica,
ambiente, beni culturali, per l’apertura di un tavolo per lo sviluppo delle
attività di pubblico interesse e quindi del lavoro e delle relative aree di
impiego. Il Tavolo dovrà:
- Rivedere o potenziare il sistema degli incentivi
finalizzato al reimpiego dei lavoratori in questione privilegiando le forme di
copertura delle carenze dove gli LSU/LPU sono stati impiegati rinnovando di
conseguenza la legislazione nazionale e regionale
- Prevedere proroghe fino all’esaurimento del bacino e
realizzando per gli stessi e trasformare l’indennità in salario contrattuale
con copertura assicurativa di tutti i periodi, anche di quelli pregressi
- Destinare risorse finanziarie certe disponibili in un arco
di tempo pluriennale di almeno 5 anni.
·
Predisposizione di un patto tra regioni enti locali e forze
sociali che recepisca il piano d’inserimento dei lavoratori a copertura delle
carenze d’organico della pubblica amministrazione
·
Approvazione di una legge regionale quadro di disciplina e
riorganizzazione delle politiche attive in favore dei LSU/LPU e di altre forme
di precariato pubbliche e private
Strumenti
operativi ed azioni del piano
à
Apertura di un tavolo con il governo per la delega alla
regione della normativa sugli LSU/LPU.
Il calcolo articolato per anni e per soggetti chiamati a contribuire alla
copertura globale del fabbisogno economico sarà possibile dopo il confronto che
si avrà con il governo nazionale in ordine agli stanziamenti che lo stesso sarà
in condizioni di assicurare per i prossimi anni.
à
Costituzione del Comitato
di crisi politico, di cui faranno parte i rappresentanti dei lavoratori
eletti negli enti nelle forme RSU, che si occupi di definire e seguire le linee
del piano.
à
Rilevazione delle mansioni svolte nel tempo e del ruolo
ricoperto (reale qualifica) di ogni singolo lavoratore. Verifica se si è in
presenza di prestazioni in copertura di carenza d’organico o in sostituzione, tenendo conto del numero dei
lavoratori occupati e i carichi di lavoro; in particolare in ambito scolastico
assicurazione attraverso accordi specifici con l’amministrazione scolastica
(Provveditorati), della disponibilità dei posti effettivamente occupati anche a
l’inizio del prossimo anno scolastico.
à
Reale monitoraggio della storia lavorativa e dei bisogni e
delle aspettative di ogni singolo lavoratore. .
à
Dopo una rilevazione delle carenze d’organico nella pubblica
amministrazione (enti locali, regione, enti pubblici, enti d’emanazione
pubblica, aziende municipalizzate, s.p.a. pubbliche di tutta la regione Lazio),
varo da parte della Regione lazio di un piano straordinario per l’occupazione
nel quale realizzare l’inserimento in pianta stabile dei LSU/LPU attraverso
chiamata numerica fino alla 4a qualifica e concorsi riservati per titoli fino all’esaurimento del bacino e fino al
completamento delle piante organiche.
à
Costituzione ed avvio di una società regionale a totale
capitale pubblico, con partecipazione degli enti che gestiscono progetti,
sensibilizzati e responsabilizzati in relazione agli obiettivi del piano ed
inoltre sollecitati a concrete azioni di partecipazione economiche e di
consulenza attraverso l’istituzione di Comitati di crisi locali. Detta società
avrà come compito prioritario quello di farsi carico:
- dell’occupazione nei settori riguardanti servizi
aggiuntivi (che non hanno mercato) a favore degli enti;
- di ricercare soluzioni concrete per tutti i lavoratori del
bacino.
- per agire da contenitore di “ultima istanza” per quei
lavoratori che, avviati al lavoro nelle diverse forme, non hanno ottenuto la
stabilizzazione del posto e per i quali si renderà necessaria la ricerca di
nuove forme di reimpiego.
La previsione di
un unico soggetto di gestione di coloro che temporaneamente resteranno fuori
dalle linee di occupazione delineate in precedenza offre maggiori garanzie, in
ordine al perseguimento dell’obiettivo della piena occupazione per tutti i
lavoratori, dando concretezza all’idea del piano secondo cui il complesso delle
azioni di stabilizzazione occupazionale andrà organizzato di concerto con gli
enti gestori dei progetti con modalità pressoché personalizzate mirando a
determinare opportunità di lavoro per ogni singola persona.
à
Costituzione di una Agenzia
di scopo regionale, all’interno della società, incaricata di coordinare,
monitorare ed accompagnare l’intero sistema di azioni finalizzato ad attuare il
piano.
L’Agenzia:
- valuta costantemente con una banca dati la destinazione di
tutti i lavoratori di cui si occupa e interloquisce sempre costantemente con i
singoli soggetti interessati;
- fa da incubatore d’impresa a disposizione dei lavoratori singoli o associati onde assisterli
nelle fasi di progettazione e avvio e per tutti coloro che vogliono avviare
delle forme di impresa private
- garantisce consulenza tecnica e progettuale nonché un
rientro nei progetti alla fine del percorso di avviamento se non dovesse
concludersi positivamente;
- organizza corsi di formazione per coloro che hanno
possibilità di essere riammessi nelle aziende per coloro in possesso di
qualifiche più alte, al fine di garantire un utilizzo reale presso enti o
lavoro autonomo e d’impresa.
à
Blocco della costituzione delle società o cooperative
previste nei piani di impresa non ancora avviate.
Revisione dei
fondi previsti per l’affidamento a terzi dei servizi pubblici, privilegiando il
passaggio di questi fondi alla società pubblica regionale, superando i vincoli
di spesa oggi operanti che attengono come è noto alla procedura ordinaria di
erogazione dei fondi dello stato.
Revisione e
rilancio del sistema degli incentivi che devono essere rivolti soprattutto
verso la p.a. e solo su richiesta dei lavoratori, verso il mondo produttivo di
decisione.
Rimodulazione di
tutti i progetti avviati fino ad oggi e garanzia di conservazione del posto nei
progetti LPU per tutti i lavoratori che non accettino di aderire alle Società in corso di attuazzione. Ovvero garanzia
di rientro nella società pubblica regionale dei lavoratori avviati nelle
società che non garantiscano reale occupazione e adeguata retribuzione.
à
Negoziare fondi con la UE al fine di vincolarli al piano
della società pubblica regionale definendone le modalità di erogazione
à
Impegno della Regione alla non esclusione dei progetti di
coloro che il nuovo decreto reputa esclusi, come di coloro che non hanno
raggiunto l’anno di attività alla fine del ‘99.
à
Impegno della Regione alla ridefinizione di una legge quadro
regionale sulla materia (obiettivi, sbocchi, diritti, doveri). All’interno di
tale legge dovranno essere previsti piani di formazione professionale pagati
per i disoccupati di lunga durata e la costituzione di un comitato regionale
che vigili su tutte le altre forme di precariato sia pubbliche che private.
Strategie
del piano
Il superamento della fase delle proroghe degli LSU/LPU per essere un
obiettivo realistico passa attraverso l’approntamento in tempi molto
ravvicinati degli strumenti di attuazione delle singole linee di intervento
tracciate in precedenza.
Si
calcola in almeno 5 anni la fase di avvio e di messa a regime degli interventi
previsti tenendo conto di quanto erogato in passato o previsto a carico del
fondo nazionale per l’occupazione come base finanziaria di riferimento per la
quantificazione delle risorse finanziarie necessarie all’attuazione del piano
A
tale riguardo il piano delinea due fasi operative.
I fase
Nella prima fase occorrerà per
predisporre con urgenza alcuni strumenti fondamentali per l’attuazione delle
singole politiche d’intervento:
1.
apertura del tavolo negoziale con il governo per la delega alla regione Lazio in materia
di LSU/LPU e di tutte le varie forme di precariato e congelamento del d.to l.vo
di revisione del 468/97
2.
rivisitazione di tutti i progetti partiti e di quelli che devono essere avviati
3.
monitoraggio dei
lavoratori e sollecito della definizione delle piante organiche della
p.a.
4.
costituzione del Comitato di crisi
5.
definizione della legge quadro regionale sulle politiche in
questione
6.
ridefinizione del sistema degli incentivi per favorire
l’assunzione dei lavoratori nella p.a.
II fase
La seconda fase concerne l’avvio vero e
proprio degli interventi programmati e coincide con le proposte degli
interventi finalizzati alla piena occupazione
1.
creazione della società pubblica regionale e della Agenzia
di scopo regionale
2.
immissione di LSU/LPU nelle varie amministrazioni
3.
definizione delle opere pubbliche e dei servizi finalizzati alla creazione di nuova
occupazione.
LPU-280/97:
Da marzo 1999 sono cominciati a scadere
i progetti dei Lavori di Pubblica Utilità (LPU) previsti dal decreto
legislativo 280/97 (giovani sotto i 32 anni) che occupano centinaia di
lavoratrici e lavoratori nella regione Lazio.
Il decreto legislativo non prevede
alcuna possibilità di proroga, quindi tali lavoratori e lavoratrici sono
tornati e torneranno a casa nonostante abbiano, nella stragrande maggioranza,
contribuito a supplire alle carenze di organico dell’ente di riferimento per un
anno.
L’unica possibilità prevista di
occupazione è quella legata al piano di impresa allegasto alla delibera del
progetto, che comunque prevederebbe occupazione per una parte minima dei LPU. E
ciò nella stragrande maggioranza dei casi non è avvenuto.
I
giovani e le giovani LPU sottolineano:
·
che il progetto originario, spesso, non è stato portato
avanti nella direzione indicata, non è stato attuato (se non in minima parte);
·
che i piani d’impresa allegati contengono un piano economico
e finanziario assolutamente improponibile né fattibile;
·
che l’occupazione tramite le cooperative o s.p.a. da
costituire sono fittizie e nascondono spesso interessi di altri soggetti;
·
che questi progetti non sono stati finanziati dagli enti
stessi essendo pagati dall’INPS, ma, al contrario, ne hanno ricevuto un enorme
beneficio.
Essendo a questo punto chiara, in tutta
la sua drammatica evidenza, la difficoltà ad applicare in tutto o in parte lo
strumento legislativo, d.to l.vo 280/97, per impedire che giovani lavoratori e
lavoratrici tornino a casa senza prospettive, deve rimanere in piedi la logica
della creazione di occupazione e per questo, ora, tutte le istituzioni, i
partiti, gli enti, si devono impegnare a trovare una via d’uscita per questi
giovani lavoratori e lavoratrici.
Si
chiede:
1.
un monitoraggio della situazione esistente
2.
una proroga per tutti i progetti di almeno sei mesi durante
i quali si dovranno preparare i giovani a costituire le società attraverso un
consorzio di tutti i comuni la provincia e la regione ed enti impegnati nei
progetti
3.
il recupero delle somme stanziate per la costituzione delle
imprese e mai utilizzate, e stanziare un contributo della Regione al fine di
coprire i sei mesi di sussidi, come la camera ha stabilito anche per la
Calabria (circa 700 milioni?)