Lavori socialmente utili
SOTTOSEGRETARIO Raffaele Morese
AUDIZIONE
Seduta di giovedì 26 ottobre 2000
Audizione del sottosegretario di Stato per il lavoro e la previdenza sociale, Raffaele Morese, sulla disciplina relativa ai lavori socialmente utili.
Lascio a disposizione della
Commissione alcune tabelle
(se il presidente lo consente, potrebbero essere pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna) che riepilogano, al 31 ottobre di
quest'anno, la situazione dei soggetti impegnati in lavori socialmente utili, a
carico ovviamente del fondo per l'occupazione, precisando che per LSU si
intendono anche altri soggetti autofinanziati dagli enti locali. Prendendo come
riferimento l'anno intercorso fra il 30 giugno 1999 ed il 30 giugno 2000, si
registra una riduzione del numero degli LSU: vi sono 27.500 LSU in meno. Di
questi, i soggetti che hanno acceduto al prepensionamento sono 14 mila, pari al
50 per cento, mentre l'altro 50 per cento è fuoriuscito per altri motivi, di
stabilizzazione o altro. Degli 82 mila addetti, 20 mila circa sono soggetti LSU
presso amministrazioni centrali dello Stato, mentre i soggetti a carico delle
regioni sono 62 mila.
Esprimiamo un giudizio positivo sull'efficacia delle norme introdotte dal
Parlamento in materia, tutte finalizzate allo svuotamento del bacino degli LSU
e che nel giro di un anno hanno prodotto questo avvio delle riduzioni.
Occorre, inoltre, considerare che le stabilzzazioni dei 20 mila soggetti a
carico degli enti previdenziali e dei ministeri sono tutte in via di soluzione.
Il Ministero di grazia e giustizia è stato autorizzato a procedere ad
assunzioni con contratti a tempo determinato: per gli LSU impegnati presso INPS
e INPDAP è intervenuta una decisione del Consiglio dei ministri per assunzioni
con contratto part time a 32 ore. Il Ministero del lavoro, dopo aver
depurato il numero degli LSU da quello dei soggetti impegnati presso le
province che perverranno a stabilizzazione nel processo di decentramento delle
competenze in materia di politiche per il lavoro, ha raggiunto l’accordo con
INPS, INPDAP e INAIL per l’utilizzo delle 215 unità residue da stabilizzare.
Con il Ministero della pubblica istruzione abbiamo stipulato un accordo per
l'utilizzo di tutti i 13 mila soggetti, attraverso la costituzione di
cooperative; l'accordo prevede che, oltre a questi 13 mila, altri 6 mila
autofinanziati vengano stabilizzati attraverso cooperative. Per quanto riguarda
il Ministero per i beni e le attività culturali, oggi sono state inviate le
lettere di assunzione da parte di ALES, una società compartecipata da Italia
Lavoro e da altre società private che assorbono i 1.012 addetti del Ministero
per i beni e le attività culturali. Con il Ministero per le politiche agricole
abbiamo in corso un processo di stabilizzazione che riguarda l'utilizzo per la
prevenzione degli incendi, con la costituzione di una società mista; stiamo
predisponendo un piano integrato che, su scala nazionale, dovrebbe poter
utilizzare molti più LSU di quanti sono intestati al Ministero per le politiche
agricole. Infine, per le 1.647 unità del Ministero delle finanze stiamo
ipotizzando la costituzione di una società mista che opererà ancora per un anno
con il Ministero e poi, progressivamente, acquisterà una propria autonomia
stipulando accordi con gli enti locali. Si può dunque affermare con certezza
che entro il 30 aprile 2001 i 19.729 ministeriali saranno tutti stabilizzati,
per cui per essi non vi sarà alcun problema relativamente al 30.4.2001,
scadenza fissata dal decreto legislativo n. 81 del 2000.
Abbiamo problemi che si concentrano sui 62 mila LSU a carico delle regioni.
Poiché il lavoro di sistemazione è un lavoro in progress, oggi tra i 62
mila sono ricompresi molti che sono già avviati verso soluzioni rappresentate
da società miste, quali i 5000 LSU impegnati presso il Comune di Napoli, ma che
andranno a stabilizzarsi entro aprile.
Vi posso anticipare che, entro aprile, non avremo nessun problema in Lombardia,
Valle d'Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna, mentre esistono
problemi di superamento del mese di aprile per tutte le altre regioni.
Riteniamo, in proposito, che non si debba procedere ad una proroga
generalizzata oltre il 30 aprile, ma che sia opportuno prevedere proroghe
mirate alle situazioni di ogni singola regione; avremmo, dunque, bisogno di una
strumentazione a geometria variabile che ci consenta di concludere le
esperienze, in relazione alle difficoltà che le singole realtà incontrano.
Nello specifico, ipotizziamo che la stabilizzazione degli LSU delle regioni
Piemonte, Toscana, Marche, Umbria e Molise sia possibile entro il 2001, mentre
bisogna andare verso il 2002 per tutte le altre regioni, cioè Liguria, Lazio,
Abruzzo, Sicilia, Sardegna, Campania, Basilicata, Puglia e Calabria. Pertanto,
riteniamo che non si debba modificare il decreto che fissa ad aprile la fine
dell'esperienza, ma stiamo predisponendo una norma che ci consenta di stipulare
convenzioni con queste regioni. Per quelle regioni con cui si farà l'accordo
entro il 2001, vi sarà una convenzione che riattivi il decreto legislativo n.
81 fino al 2001, mentre per le altre si riattiverà tale decreto fino al 2002;
per quelle con le quali non si fa convenzione, il decreto decade con la fine di
aprile.
Il contenuto delle convenzioni dovrebbe essere sostanzialmente il seguente. Noi
garantiamo il 50 per cento dell'assegno, così come previsto dal decreto
legislativo n. 81, nonché, sulla base sia delle disponibilità residue del 2000
sia di quelle appostate nel fondo per l'occupazione del 2001, risorse in misura
pari se non superiore, rapportate alle difficoltà incontrate dalle regioni nei
piani di stabilizzazione, (il decreto legislativo n. 81 ci consente una
variabilità nella distribuzione delle risorse), per le regioni che superano
aprile, legando, ovviamente, le risorse in più a progetti di stabilizzazione,
con l'impegno, che sarà contenuto nella proposta di modifica che presenteremo
nella finanziaria, a realizzarli in una certa percentuale; il mancato
raggiungimento della percentuale non attiverebbe il periodo successivo.
Ritengo che, in questo modo, siamo nelle condizioni di governare il fenomeno
LSU con sufficiente sicurezza ed ovviamente con un trasferimento di
responsabilità e di risorse in capo alle regioni. La funzione del Ministero del
lavoro diventa sempre più una funzione regolatrice e di trasferimento di
risorse, mentre in capo alle regioni aumentano le responsabilità di contrattare
con tutti gli enti locali i contributi che devono essere concessi: magari ad un
ente locale bisogna dare un contributo per la stabilizzazione mentre un altro,
che ha un bilancio disastrato, necessita invece di un contributo per integrare
il 50 per cento dell’assegno. Si tratta di una flessibilità che è tutta nelle
mani dell'ente regione.
Consideriamo, inoltre, opportuno apportare tre modifiche al decreto legislativo
n. 81, da introdurre in finanziaria.
La prima riguarda lo spostamento al 30 aprile 2001 della data di presentazione
delle domande per prepensionamento, fermo restando il possesso dei requisiti al
31 dicembre 1999.
La seconda richiesta è di mettere in capo al fondo per l'occupazione il 100 per
cento degli assegni degli ultracinquantenni LSU, che ammontano a 14.970.
Inizialmente ci si è chiesti se questa fosse un'anticipazione della riforma
degli ammortizzatori sociali e, quindi, si è svolta una discussione sulla
ghettizzazione degli ultracinquantenni. Il nostro obiettivo è limitatissimo:
stante la distribuzione asimmetrica, casuale degli LSU ultracinquantenni nelle
varie regioni, con una situazione di marcata variabilità, alcuni enti, per
difficoltà obiettive, avrebbero degli oneri maggiori; essi infatti, quanti più
ultracinquantenni avranno, tanto più incontreranno difficoltà nell'individuare
soluzioni occupazionali e quindi maggiore sarà l'onere. Chiediamo quindi di
porre a carico del fondo per l'occupazione gli ultracinquantenni, per cui gli
enti locali vedrebbero aumentare le risorse utilizzabili per la
stabilizzazione.
La terza richiesta è quella di dare i 18 milioni anche agli enti locali che
stabilizzano gli LSU. Chiediamo anche di farli assumere in deroga alle norme
sul collocamento pubblico, perché diversamente ci troveremmo in una situazione
alquanto curiosa. Infatti, molti comuni, anche del sud, hanno bilanci sani e
carenza di organico; questi, in base alle disposizioni vigenti, per le
qualifiche basse devono rivolgersi all'ufficio di collocamento e nella
percentuale del 30 per cento avranno un LSU. Quindi per un ente locale che
intenda assumere 5 soggetti con qualifica bassa e faccia richiesta all'ufficio
di collocamento, arrotondando le cifre, 3 di questi lavoratori sono nella lista
di collocamento e 2 negli LSU, pur avendo quell'ente presso di sé 5 LSU che da
tempo svolgono quel lavoro. Poiché il mio compito è di svuotare il bacino degli
LSU, pongo il problema di utilizzare al meglio le esperienze che abbiamo
accumulato con gli LSU e di poter operare, per un certo periodo di tempo - non
più di un anno - in deroga alle norme sul collocamento. È una forzatura della
situazione, però a mio avviso il rischio è che i comuni, quelli sani, saranno
incentivati moltissimo a tirare la corda fino alla fine dell'utilizzo degli LSU
piuttosto che ricominciare daccapo la riqualificazione. È ovvio, però, che in
materia il Parlamento è sovrano.
Le tre modifiche che ho citato, più quella relativa alle convenzioni, pensiamo
di introdurle nella legge finanziaria come modifica del decreto legislativo n.
81; anzi, stante l'esigenza di un finanziamento di alcune casse integrazione
per il 2000, stiamo valutando la possibilità di definire un decreto sulla cassa
integrazione al quale aggiungeremmo anche l'indennità di disoccupazione e gli
LSU come politiche legate al sistema di ammortizzatori sociali. Ovviamente
sarebbe un decreto "a perdere", che tuttavia ci consentirebbe di
procedere rapidamente alle convenzioni con le regioni. Se potessimo stipulare
le convenzioni con le regioni entro novembre (e lo potremmo fare solo avendo
una base giuridica di contenuto della convenzione), governeremmo questa fase
con assoluta tranquillità rispetto alle tensioni sociali che potrebbero
nascere.
Vi informo, infine, che abbiamo autorizzato l'INPS al pagamento del 50 per
cento degli assegni di novembre e dicembre di quest'anno per conto delle
regioni, che defalcheremo dalle somme che daremo alle regioni.
Premetto di aver fornito una serie di informazioni relative alle
caratteristiche qualitative degli LSU, perché Italia Lavoro ha effettuato uno screening
generalizzato che fornisce uno spaccato abbastanza interessante delle
caratteristiche originarie degli LSU. Inoltre, tutto ciò che ho osservato
relativamente alla trasformazione ed all'evoluzione che stiamo dando alla questione
è frutto di accordo sia con le regioni sia con le organizzazioni sindacali;
alcune organizzazioni sindacali, non tutte, hanno dichiarato adesione ed
entusiasmo per questa impostazione ed alcune sono ferme all'idea che l'unico
sbocco possibile per gli LSU sia la pubblica amministrazione. Dalla
descrizione, sia pure sommaria, che vi ho fornito è evidente che la maggior
parte degli LSU che hanno avuto stabilizzazione l'hanno trovata al di fuori da
soluzioni di assunzione a tempo indeterminato nella pubblica amministrazione.
Si tratta di una scelta, di un'opzione precisa, che però si sta dimostrando
praticabile. Stiamo dunque procedendo in tale direzione.
In questa impostazione non c'è niente di preelettorale, perché anche se non vi
fossero state le elezioni il prossimo anno, l'unica cosa realistica e non
ottimistica che il Governo poteva dichiarare oggi in questa sede sarebbe stata
esattamente questa. Non vedo, infatti, come si possa realisticamente affrontare
il problema, se non nel modo che ho prospettato. Se, invece, il Governo si
fosse presentato qui affermando di aver sbagliato e di voler procedere ad una
proroga generalizzata, secondo me questo avrebbe potuto costituire un elemento
di giusta polemica elettoralistica. Noi ci presentiamo, invece, con una
proposta che esclude tale ipotesi.
Vengo ora alla questione dei soggetti fuori dal fondo per l'occupazione, cioè
Napoli, Palermo, gli articolisti e tutti quelli autofinanziati. Per Napoli e
Palermo vi è una richiesta di rifinanziamento; se il Parlamento ci sollecita ad
una ricomposizione della rappresentanza di questi aspetti, la possiamo
considerare. Per ora il Ministero dell'interno ci ha riproposto di proseguire
con la stessa modalità, ma possiamo verificare la possibilità di ricomporre la
ricollocazione. Quanto agli articolisti, credo che la regola migliore sia
quella di "oneri e onori". Così rispondo anche all'onorevole Ricci:
le regioni sono, ormai, sovrane nella legislazione del mercato del lavoro,
quindi possono introdurre le disposizioni che ritengono più opportune.
Pertanto, se vogliono creare sugli LSU una legislazione integrativa di quella
nazionale, possono farlo benissimo, non vi è alcun vincolo istituzionale e
costituzionale, sempre però con la regola secondo cui occorrono le risorse necessarie
per sostenere la legislazione. Ciò vale anche per gli autofinanziati e per gli
articolisti, per i quali il fondo per l'occupazione può intervenire solo come
sostegno nelle stabilizzazioni. Qualora un ente stabilizzi LSU pagati non dal
fondo ma direttamente dall'ente, può tuttavia usufruire degli incentivi che il
fondo elargisce per la stabilizzazione.
Sulla questione della scuola, ritengo che l'esternalizzazione di alcune
funzioni anche nella scuola rappresenti una linea corretta, nel senso che nella
maggior parte della pubblica amministrazione alcune funzioni sono, ormai, nella
normalità esternalizzate. Penso che anche nella scuola funzioni di
manutenzione, pulizia, bidellaggio siano terziarizzabili; che lo si faccia a
partire dagli LSU è un inizio, è espressione di una tendenza, non di una
eccezione. Si inizia da questi soggetti, ma credo che sia la cosa più
ragionevole che si possa pensare dell'organizzazione di un'impresa, sia pure
chiamata scuola.
Gli elementi di garanzia risiedono nei cinque anni di appalto assicurato;
l'accordo è stipulato con le grandi centrali cooperative, che mettono in campo
consorzi i quali possono intervenire tempestivamente qualora la cooperativa di
quel paese, per sue vicende, non riesca a garantire gli impegni assunti.
Infatti la nostra preoccupazione è stata di non far fiorire società e
cooperative di ogni tipo, ma di convogliarle all'interno di conglomerati tali
da garantire stabilità e sicurezza ai lavoratori, assicurando al lavoratore
l'opzione di divenire socio o di essere assunto come lavoratore dipendente; e
questo può farlo solo una cooperativa di una certa solidità. I contratti di
appalto vengono stipulati direttamente dalle scuole, a fronte di una
convenzione generale tra Ministero della pubblica istruzione e sistema delle
cooperative.
La convenzione affida ai firmatari la realizzazione delle cooperative, e le
singole scuole firmeranno l'appalto con i soggetti convenzionati. Formalmente
l'appalto viene fatto dalle singole scuole, le quali poi ne rispondono a chi le
rappresenta.
Il Ministero della pubblica istruzione stipula una convenzione globale, in base
alla quale si procederà alle attribuzioni dei singoli appalti.
Attualmente è in corso da parte del Ministero del tesoro e di quello della
pubblica istruzione la valutazione dei costi di questa operazione
L'onorevole Ricci chiede se sia possibile una proroga della mobilità. Abbiamo
qualche difficoltà a prenderla in considerazione, per ragioni meramente
finanziarie, fermo restando che le disponibilità che mettiamo a disposizioni
delle regioni possono essere, a seconda delle situazioni, utilizzate in tale
direzione. Ciò mi consente di rispondere alla questione sollevata
dall'onorevole Michielon circa i 2 mila oggetto del suo emendamento. I 2 mila
del Piemonte, se non erro (ciò è stato già oggetto di discussione con la
regione Piemonte), sono il risultato del fatto che molto correttamente il
Piemonte ogni sei mesi procedeva alla rotazione degli LSU sulla base del
decreto legislativo n. 468 del 1997. In questo modo, una persona poteva aver
lavorato sei mesi nel semestre di un certo anno e sei mesi nel semestre di un
altro anno, ma non raggiungeva nel corso degli ultimi due anni i 12 mesi. Non
abbiamo potuto prendere in considerazione questa platea di soggetti, perché ci
saremmo trovati nella curiosa situazione, nel caso specifico (ma ciò varrebbe
per tutte le regioni che hanno adottato correttamente il criterio della
rotazione su sei mesi), di chiudere il bilancio del Piemonte a 100 e di aprire
il 1o gennaio a 102, perché su un solo assegno nel corso dell'anno
gravavano due persone; e se avessimo calcolato di prendere tutti quelli che
erano stati LSU per 12 mesi, sia pure in periodi diversi degli anni, ci saremmo
trovati in una situazione di crescita del numero degli LSU e non di decrescita.
I dati più veri sono quelli dell'INPS perché si riferiscono alle somme erogate
dall’Istituto nel pagamento di assegni LSU. La contraddizione che l'onorevole
Michielon rileva nella situazione degli LSU del Lazio è dovuta al fatto che il
Lazio ne aveva molti in eccesso che non venivano considerati più LSU, per cui
con il decreto legislativo n. 81 abbiamo unificato le due situazioni. Si
registra dunque una crescita dovuta alla precedente differenza di
catalogazione.
Quanto alle questioni INPS che sono state sollevate, assicuro che me ne farò
carico.
Il problema degli ultracinquantenni è solamente di onere: carichiamo sul fondo
per l'occupazione l'onere dell'assegno. Ma se in un comune si procede alla
stabilizzazione per dieci persone, fra di esse rientra anche
l'ultracinquantenne, secondo i criteri che verranno individuati. Ovviamente non
possiamo prendere in considerazione l'ipotesi di erogare contributi
previdenziali, perché cambierebbe la natura dell'istituto e si aprirebbero
problemi di equilibrio finanziario.
Qui vorrei ricordare che l'operazione prepensionamenti ha assorbito per intero
la somma di 150 miliardi annui che dal 1998 era appostata nel fondo per
l'occupazione con una voce ad hoc relativa al finanziamento di tutti gli
incentivi. In realtà quelle somme occorrono tutte per finanziare l'operazione
prepensionamenti. E quest'anno saranno caricati sul fondo per l'occupazione
tutti gli oneri degli incentivi, perché nel corso del 2001 arriverà la valanga
degli incentivi da pagare per le stabilizzazioni. Più si stabilizza e più
dobbiamo dare risorse come incentivi.
È difficile effettuare una stima sul numero di persone che nel 2002 saranno
ancora presenti. Posso solo dire che per alcune regioni come la Campania e la
Calabria dovremo sicuramente prevedere una coda nel 2002; difficilmente
riusciremo a stabilizzare tutti i 21 mila della Campania in un solo anno.
Tenete conto che, come ho detto prima, di questi 21 mila 5 mila sono già in
fase di stabilizzazione e quindi si scenderebbe a 16 mila, per i quali sarebbe
molto difficile realizzare un'operazione su un anno solo.
Sulla questione delle assunzioni nel pubblico, anch'io comprendo le ragioni.
Ovviamente abbiamo introdotto una limitazione temporale, il 2001, nell’utilizzo
della norma che proporremo in Finanziaria, da parte soprattutto dei piccoli
Comuni, a condizione che siano rispettate in modo programmato, le condizioni
del Patto di stabilità e sussistano in pianta organica, carenze di personale.
Se ciò non fosse possibile, bisognerebbe individuare delle forme incentivanti.
Paradossalmente, infatti, mentre le forme incentivanti per l'assunzione delle
qualifiche alte le abbiamo introdotte con il decreto legislativo n. 81 (perché
in deroga al concorso si può assumere per le qualifiche superiori al quinto
livello con contratto part time, contratto di collaborazione continuata
e ripetuta), per le qualifiche basse, che sembrerebbero quelle più liberal,
in realtà esiste questa "forca caudina", che rende meno incentivata
l'assunzione delle qualifiche basse rispetto a quella delle qualifiche alte. Il
problema, infatti, è di flessibilizzare la normativa sulle qualifiche basse.
Quanto alla regione Molise, penso che la questione sollevata dall'onorevole
Ricci si possa risolvere nell'ambito della convenzione con la regione, senza
modifiche legislative. Non possiamo procedere a modifiche legislative, perché
qualsiasi apertura si trascinerebbe dietro altre questioni.
Infine, sulla questione del pagamento, poiché il decreto legislativo n. 81
dispone che il 50 per cento sia attivato solo se si è a conoscenza che viene
pagato l'altro 50 per cento da parte dell'INPS, la formula migliore sarebbe
rappresentata da convenzioni con l'INPS. Occorre valutare se la convenzione con
l'INPS debba essere stipulata dalla regione a nome di tutti gli enti o ente per
ente; si tratta di una questione che non abbiamo ancora risolto e che dovremmo
discutere con le regioni.
|
RIEPILOGO SOGGETTI LSU A CARICO DEL FONDO PER L'OCCUPAZIONE AL 31/10/2000 |
|||||||
|
|
|||||||
|
REGIONE |
Sussidiati al 30/06/99 |
Sussidiati al 30/6/2000 (ai sensi del D. Lgs.81/2000) |
VARIAZIONE DEI SOGGETTI LSU NEL PERIODO |
|
DI CUI: SOGGETTI PREPENSIONATI |
||
|
NEL 1999 |
NEL 2000 |
TOTALE |
|||||
|
Piemonte |
4.124 |
2106 |
2.018 |
953 |
299 |
1.252 |
|
|
V. d'Aosta |
48 |
33 |
15 |
16 |
5 |
21 |
|
|
Lombardia |
1.188 |
865 |
323 |
144 |
133 |
277 |
|
|
Liguria |
1.153 |
1362 |
- 209 |
90 |
55 |
145 |
|
|
Pr.Bolzano |
19 |
3 |
16 |
- |
- |
- |
|
|
Pr.Trento |
100 |
51 |
49 |
- |
3 |
3 |
|
|
Veneto |
957 |
731 |
226 |
116 |
89 |
205 |
|
|
Friuli V.G. |
611 |
181 |
430 |
31 |
21 |
52 |
|
|
Emilia R. |
1.432 |
704 |
728 |
57 |
43 |
100 |
|
|
Toscana |
2.237 |
1501 |
736 |
200 |
178 |
378 |
|
|
Marche |
1.320 |
851 |
469 |
189 |
166 |
355 |
|
|
Umbria |
1.518 |
1074 |
444 |
172 |
97 |
269 |
|
|
Lazio |
12.329 |
8919 |
3.410 |
743 |
816 |
1.559 |
|
|
Abruzzo |
3.569 |
3498 |
71 |
304 |
473 |
777 |
|
|
Molise |
1.010 |
770 |
240 |
63 |
94 |
157 |
|
|
Campania |
31.653 |
27883 |
3.770 |
1.634 |
1.889 |
3.523 |
|
|
Basilicata |
2.974 |
3432 |
- 458 |
173 |
230 |
403 |
|
|
Puglia |
13.322 |
10317 |
3.005 |
1.324 |
831 |
2.155 |
|
|
Calabria |
9.810 |
10118 |
- 308 |
223 |
411 |
634 |
|
|
Sicilia |
13.430 |
3944 |
9.486 |
405 |
437 |
842 |
|
|
Sardegna |
6.847 |
3781 |
3.066 |
460 |
374 |
834 |
|
|
Totali |
109.651 |
82124 |
27.527 |
7.297 |
6.644 |
13.941 |
|
|
RIEPILOGO SOGGETTI LSU A CARICO DEL FONDO PER L'OCCUPAZIONE AL 31/10/2000 |
|||||||||
|
|
|||||||||
|
Regione |
Sussidiati al 30/06/99 * |
Sussidiati al 30/6/2000 (ai sensi del D. Lgs.81/2000) * |
VARIAZIONE DEI SOGGETTI LSU NEL PERIODO |
Soggetti LSU a stabilizz. Enti Minister. |
Totale soggetti con stabilizzaz. a carico Regioni |
* AL NETTO DEI SOGGETTI PREPENSIONATI |
Soggetti Ultracin- quantenni |
||
|
NEL 1999 |
NEL 2000 |
TOTALE |
|||||||
|
Piemonte |
4.124 |
2106 |
2.018 |
430 |
1676 |
953 |
299 |
1.252 |
397 |
|
V. d'Aosta |
48 |
33 |
15 |
11 |
22 |
16 |
5 |
21 |
18 |
|
Lombardia |
1.188 |
865 |
323 |
589 |
276 |
144 |
133 |
277 |
77 |
|
Liguria |
1.153 |
1362 |
- 209 |
173 |
1189 |
90 |
55 |
145 |
120 |
|
Pr.Bolzano |
19 |
3 |
16 |
3 |
0 |
- |
- |
- |
0 |
|
Pr.Trento |
100 |
51 |
49 |
51 |
0 |
- |
3 |
3 |
0 |
|
Veneto |
957 |
731 |
226 |
327 |
404 |
116 |
89 |
205 |
65 |
|
Friuli V.G. |
611 |
181 |
430 |
126 |
55 |
31 |
21 |
52 |
12 |
|
Emilia R. |
1.432 |
704 |
728 |
367 |
337 |
57 |
43 |
100 |
33 |
|
Toscana |
2.237 |
1501 |
736 |
408 |
1093 |
200 |
178 |
378 |
158 |
|
Marche |
1.320 |
851 |
469 |
321 |
530 |
189 |
166 |
355 |
105 |
|
Umbria |
1.518 |
1074 |
444 |
102 |
972 |
172 |
97 |
269 |
118 |
|
Lazio |
12.329 |
8919 |
3.410 |
2273 |
6646 |
743 |
816 |
1.559 |
1505 |
|
Abruzzo |
3.569 |
3498 |
71 |
874 |
2624 |
304 |
473 |
777 |
526 |
|
Molise |
1.010 |
770 |
240 |
130 |
640 |
63 |
94 |
157 |
149 |
|
Campania |
31.653 |
27883 |
3.770 |
6455 |
21428 |
1.634 |
1.889 |
3.523 |
5872 |
|
Basilicata |
2.974 |
3432 |
- 458 |
411 |
3021 |
173 |
230 |
403 |
484 |
|
Puglia |
13.322 |
10317 |
3.005 |
3307 |
7010 |
1.324 |
831 |
2.155 |
2001 |
|
Calabria |
9.810 |
10118 |
- 308 |
909 |
9209 |
223 |
411 |
634 |
1532 |
|
Sicilia |
13.430 |
3944 |
9.486 |
1844 |
2100 |
405 |
437 |
842 |
912 |
|
Sardegna |
6.847 |
3781 |
3.066 |
618 |
3163 |
460 |
374 |
834 |
886 |
|
Totali |
109.651 |
82124 |
27.527 |
19729 |
62395 |
7.297 |
6.644 |
13.941 |
14970 |