Venerdì 8 ottobre, Roma: trentamila lavoratori addetti agli LSU (Lavori Socialmente Utili) provenienti da tutta Italia (ma in prevalenza dal Centro-Sud) bloccano il traffico della città manifestando per un lavoro stabile e sicuro. E' questa, per ora l'ultima tappa di un percorso travagliato che dal '94 ad oggi ha coinvolto centinaia di migliaia di cassaintegrati, licenziati e disoccupati. A tutt'oggi nel limbo degli LSU sono confinate circa 140.000 persone in tutta Italia, senza prospettive che non siano quelle di un impiego ultra-precario e mal-pagato (850.000 lire lorde mensili per 20 ore settimanali). Avendo già affrontato la questione LSU su questa rivista (1) e, recentemente, su Umanità Nova (2), mi astengo dal trattarla nel dettaglio e ne riassumo le tappe principali solo per sommi capi. Di LSU si parla per la prima volta nei primi anni '90 negli accordi sindacali con cui alcune grandi aziende metalmeccaniche (prevalentemente del settore progettistico e informatico) vengono smantellate. Viene inventata una sorta di precettazione, per i lavoratori espulsi, presso enti ed amministrazioni pubbliche per attività di carattere straordinario e di utilità pubblica, con una integrazione salariale rispetto all'indennità di CIGS o di mobilità. Si tratta di attività rigorosamente a termine che - come precisa la legge istitutiva (3) - non si configurano come rapporto di lavoro. La tipologia dei lavoratori socialmente utili è, all'inizio, ben definita: si tratta di lavoratori di media-alta professionalità con una fascia di età che varia dai 35 ai 50 anni. Le vittime tipiche delle ristrutturazioni e dei tagli di posti di lavoro. Dopo un'iniziale sottovalutazione gli enti pubblici si rendono conto che c'è una potenziale forza-lavoro qualificata che con un addestramento minimo e con un costo altrettanto minimo può essere impiegata a coprire le lacune delle piante organico con compiti di "produzione". Migliaia di lavoratori vengono ben presto impiegati negli LSU. Procede anche il riassetto normativo della materia (4), cambia la tipologia dei lavoratori impiegati (prevalentemente disoccupati di "lunga durata"), crescono a dismisura i progetti LSU (5) e la massa dei lavoratori impegnati. Si arriva così al '97 e a una nuova sistemazione legislativa (6). La nuova legge ridisciplina la materia, tentando un'implausibile distinzione tra LSU e LPU (Lavori di Pubblica Utilità). I primi finalizzati ad attività di carattere straordinario o alla formazione o riqualificazione professionale, i secondi volti a "creare nuova occupazione". Bisogna incominciare a smaltire la massa degli oltre 100.000 lavoratori impegnati o comunque offrire a questi qualche prospettiva di soluzione stabile della loro condizione lavorativa ultra-precaria. Si apre così il business dei corsi di formazione o riqualificazione professionale. Centinaia di miliardi di finanziamenti CEE vengono spesi per foraggiare istituti di formazione professionale (di proprietà dei sindacati confederali, della Confindustria, dei partiti politici, della Lega delle Cooperative, ecc.) per corsi di assoluta inutilità professionale o di «formazione e creazione d'impresa» che fanno balenare il miraggio dell'autoimprenditoria, magari tramite la costituzione di cooperative tra i lavoratori dall'incerto futuro. In questo marasma si arriva all'oggi: 140.000 sono gli LSU impiegati nei vari progetti, una massa diventata ingestibile e potenzialmente disponibile a mobilitarsi per non perdere il sia pur precario e malpagato lavoro/non-lavoro. Il governo D'Alema ha un'ennesima patata bollente per le mani e tenta di chiudere la questione svuotando il bacino degli LSU. I progetti vengono bloccati al 31 dicembre 1999 e, da un lato, si promettono incentivi alle aziende disposte ad assumere anche a tempo determinato gli LSU (questo è quantomeno nel pacchetto del protocollo d'intesa che Governo e sindacati confederali stanno tentando di mettere a punto), dall'altro si ribatte il chiodo della creazione d'impresa da parte dei lavoratori stessi. Ovviamente non può bastare e i nodi vengono al pettine. Gli LSU cominciano a mobilitarsi e ad organizzarsi in coordinamenti locali e a livello nazionale, i sindacati confederali non riescono nemmeno più ad esercitare la loro classica funzione di pompieraggio, il sindacalismo di base (nello specifico le RdB-CUB, ma anche il Coordinamento Nazionale COBAS) si muove offrendo supporto al movimento dei lavoratori «socialmente utili» in lotta. La manifestazione di Roma segna una fase importante sancendo, tra l'altro, l'assoluta non-rappresentatività dei sindacati confederali. Il ministro Salvi è costretto a trattare con il Coordinamento Nazionale LSU/LPU, ad aprire un tavolo di trattativa con le RdB-CUB nel quadro della riforma degli ammortizzatori sociali e ad impegnarsi in una proroga degli LSU anche per il 2000. Si tratta di risultati non disprezzabili, ma l'elemento più importante è, al solito, la lotta e il livello di mobilitazione che sono stati espressi. Trentamila su 140.000 è una percentuale altissima di mobilitazione, specialmente considerando che gli LSU sono una categoria di lavoratori dispersa e atomizzata, in massima parte giovani che non hanno nessuna esperienza di lotta, nessun background politico e neppure una conoscenza minima diffusa dei propri residuali diritti. Che proprio da una base così frammentata - rappresentativa comunque di vasti strati della nuova working-class - stia emergendo (pur tra mille incertezze e contraddizioni) un movimento di lotta con un obiettivo (l'assunzione a tempo indeterminato) in controtendenza rispetto ad una realtà di precarizzazione crescente (i cui apologeti allignano anche in alcuni ambienti «antagonisti») costituisce un elemento meritevole di riflessione, di analisi e forse di parziale autocritica.


Note:
(1) Sindacalismo di Base, n.5, Settembre 1997, P.Medina, Cronache dalla galassia del lavoro perduto: Lavoratori Socialmente Utili.

(2) Umanità Nova, n.31 del 10 Ottobre 1999, Pedro Medina, Lavoratori Socialmente Utili: Un popolo in marcia.
(3) D.L. n.299 del 16/5/1994 convertito in legge con la 451/94

(4) D.L. n.515/95 e Circolare Ministeriale 1/96

(5) I nuovi progetti sono a "costo zero" per gli enti. Impiegando i lavoratori a part-time (20 ore o meno la settimana) non c'è integrazione salariale, tutto è a carico dell'INPS. Due lavoratori invece di uno a orario pieno e il gioco è fatto
(6) D.L. n.468/97.

 

 

Rappresentanze Sindacali di Base

Federazione del Pubblico Impiego, Servizi, Industria e Settore Privato

Aderente alla Confederazione Unitaria di Base (CUB)

Federazione Nazionale - Via Appia Nuova, 96 - 00183 Roma - tel. 06/70453497 fax 7003832

Grande manifestazione dei LSU/LPU

Il Ministro Salvi riceve una delegazione

Trentamila lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità hanno partecipato venerdì scorso alla Manifestazione Nazionale a Roma facendo sentire al Governo tutta la determinazione degli LSU/LPU a lottare per la garanzia del lavoro e del salario. Una manifestazione veramente combattiva, straordinaria, di cui si sono, per la prima volta, accorti anche gli organi di stampa, durante la quale si é svolto l'incontro con il Ministro del Lavoro.

Alle nostre richieste, Salvi ha risposto ribadendo il suo impegno a chiudere questa vicenda assicurando che a fine anno "non ci saranno fatti traumatici"; si é infatti impegnato a presentare in Parlamento la richiesta di proroga, necessaria poiché, come sappiamo, secondo la Legge 144/99 i progetti scadono il 31 Dicembre.

Alla nostra richiesta di modificare la normativa in modo da avere i contributi previdenziali, ha risposto che la discussione su tale argomento dovrà articolarsi in sede di riforma della normativa dei LSU, cui parteciperà anche la RdB, che deve essere approvata entro Febbraio del 2000.

Salvi ha riconfermato i contenuti del Protocollo d'Intesa preparato con la sollecita collaborazione di CGIL CISL UIL, che sono pienamente d'accordo con l'obbligo per gli LSU/LPU ad accettare lavori a tempo determinato, dicendo che non ci sono spazi per l'immissione in blocco per tutti nella pubblica amministrazione, che bisogna entrare nel merito caso per caso, che le soluzioni a suo parere debbono essere diversificate.

Alla nostra obiezione che questo Governo impedisce le assunzioni anche agli enti che vogliono assumere, vedi INPS e INPDAP, si é detto disponibile ad investire del problema anche il Ministro della Funzione Pubblica, a cui abbiamo già chiesto un incontro.

Per gli LPU del Pacchetto Treu, Salvi ha dichiarato il suo impegno a riesaminare la questione.

Riteniamo molto importante la giornata di Venerdì sia per la riuscita della manifestazione sia per l'incontro con Salvi che ricordiamo, é il primo da noi avuto con un Ministro del Lavoro, visto che né Treu né Bassolino avevano mai voluto parlare con noi.

Questo certamente non significa che i nostri problemi sono risolti, vista l'intenzione del Governo di mantenere il protocollo. Per i contributi, per gli LPU del pacchetto Treu, per il lavoro stabile e sicuro per tutti bisognerà ancora dare battaglia, ma intanto abbiamo ottenuto una diversa considerazione rispetto agli LSU; anche l'assicurazione che nessuno tornerà disoccupato non ci pare poca cosa.

E' chiaro che niente deve essere scontato, che la lotta é ancora lunga ma da venerdi 8 ottobre gli LSU sanno di essere una forza che può contare.

Roma,11.10.1999