LSU. Le colpe e le responsabilità di Comune e Provincia
Sull'orlo
di una crisi di nervi
La delibera c'è. Ma gli Enti Locali fanno finta di non saperlo
Una storia che alla fine
finisce per sfuggirti. Forse è colpa tua. Nonostante tu abbia tentato di
mettere assieme comunicati e dichiarazioni, abbia sentito rabbia e voci, abbia
tentato insomma di aver ben chiara la vicenda, devi ora ammettere che niente
torna, nessun tassello e che forse ti manca qualcosa, quel qualcosa di
definitivo, quell'elemento che ti tiene in piedi la logicità delle tue
deduzioni.
Vediamo di ricostruire, per l'ennesima volta. Lavori Socialmente Utili. Lo
scorso 30 aprile sono scaduti tutti i progetti. Ripercorriamo assieme quegli
ultimi giorni. Il 28 aprile la tensione è alle stelle. Non arrivano i fondi del
governo. Dichiara Mario Ajello, segretario generale della Cisl: "A tre
giorni dalla scadenza della proroga non è stato ancora emanato il decreto per
la ripartizione delle risorse finanziarie alle Regioni. Abbiamo richiesto al
Governo la procedura di urgenza per evitare di mandare a casa migliaia di
lavoratori. Non possiamo dimenticarci che siamo dalla parte della ragione
perché la CRI del Lazio ha approvato sia la delibera programmatica che l'intero
pacchetto di progetti presentati dagli Enti Locali". Quindi pare di capire
che la CRI ha già fatto tutto il fattibile. Ed abbia già deliberato
l'approvazione dei progetti. La Regione ha già fatto tutto ciò che doveva fare.
E siamo al 28 aprile. Lo stesso giorno (e ribadiamolo per la terza volta: il 28
aprile, tante volte a qualcuno dovesse sfuggire la data) ti arriva Pietro
Lucisano, che non è il primo pinco pallino ma l'assessore regionale al lavoro
nonché presidente della CRI. Forse i titoli affinché le sue parole abbiano un
certo peso li ha. E che ti va a dire Lucisano? "Siamo in grave imbarazzo
perché il Governo non ripartisce le risorse. Abbiamo fatto il piano
programmatico e deliberato i progetti, più di questo non avremmo potuto
fare". Insomma: più o meno quello che avevi capito è giusto. C'è la
delibera, mancano i fondi.
Andiamo avanti. E' il 29 aprile. E' un mercoledì. Qualcuno la ricorda come una
bella giornata di sole. Di pomeriggio ti arriva il fax dei tuoi sogni (e di
quelli delle migliaia di lavoratori interessati): è arrivato il telegramma in
Regione, quello che conferma l'avvenuta ripartizione dei fondi. Commenta
l'assessore di cui sopra: "A giudicare come si stavano mettendo le cose,
temevo il peggio ma adesso possiamo guardare al futuro con più
tranquillità". Il telegramma liberatorio arriva dopo un incontro tra il Ministro
Tiziano Treu e il presidente della Regione Lazio Piero Badaloni il quale ti
dichiara - giovedì 30 aprile : "L'incontro con il Ministro è stato
determinante per superare il rischio di discontinuità con i lavori socialmente
utili che potranno essere tutti trasformati in occupazione vera e
stabile". Tutto risolto. Tiri un sospiro di sollievo. C'è la delibera. Ci
stanno i fondi. Passi un fine settimana tranquillo. Magari te ne vai pure al
mare, nonostante si sia alzato un vento fastidioso.
Ed arrivi a lunedì 4 maggio. Riprendi tranquillamente la tua brava settimana
lavorativa in redazione. Ti arrivano pero' i primi lavoratori. "Non ci
hanno fatto entrare", ti dicono. "Abbiamo chiesto il perché e ci
hanno risposto che non c'era stata ancora alcuna delibera. Per loro i progetti
erano scaduti". E tu hai paura di aver sbagliato tutto. Di non aver capito
nulla. La delibera? Ma se è stata approvata la settimana scorsa! Eppure i
portoni di Piazza del Popolo sono rimasti chiusi per gli Lsu del Comune di
Latina. Ed anche quelli di via Carlo Alberto per gli Lsu dell'Amministrazione
Provinciale. Qualcosa comincia a non tornarti più. "Chiami Sergio Ronzoni,
della Cisl. Lui ti tranquillizza. Ti dice che no, avevi capito bene. C'è la
delibera della CRI. C'è - soprattutto - l'intervento del Governo. E, da
sottolineare, tutto è stato fatto in tempo. Insomma: ti tornano pure le date.
Che altro vuoi dalla vita? Chiedi: "E allora perché i lavoratori sono
rimasti fuori, stamattina?". Risponde: "Cavillosità burocratica. Alcuni
Enti, Provincia e Comune in testa, aspettano la comunicazione ufficiale della
CRI che in linea teorica nemmeno gli sarebbe dovuta, dal momento che i progetti
sono stati approvati tutti in blocco e non progetto per progetto come è
avvenuto in passato". E tutto ti torna chiaro. Vuoi fare il malizioso e
osservi che il Governo è di sinistra, la Regione pure e gli unici Enti Locali
che hanno creato problemi sono di destra. Guarda un po' te a volte le
combinazioni...
Passano i giorni ed alcuni Lsu continuano a non prendere servizio. Altri invece
sì. Ed all'interno dello stesso Ente! Giusto per dimostrare che si è logici,
chiari e coerenti. In compenso tutti rischiano di perdere quanto meno
l'integrazione. Circa mezzo milione. A distanza di una settimana ti arriva la
posizione ufficiale del Pds di Latina: "Quella in atto in Comune ed in
Provincia è una farsa. Più di 100 lavoratori non sarebbero più impiegati perché
mancherebbe la comunicazione da parte della CRI dell'avvenuto finanziamento dei
progetti presentati. Tutti, stampa, partiti, sindacati, associazioni di
categoria sono venuti a conoscenza dell'avvenuto finanziamento con una semplice
telefonata alla CRI e all'Assessorato regionale al Lavoro. Solo Comune e
Provincia sono in paziente attesa di una comunicazione ufficiale che non
arriverà mai. Anche perché non è dovuta".
L'assessore provinciale Fazzone per dignità preferisce tacere. Anche noi, al
suo posto, avremmo fatto la stessa cosa. Chi ti sorprende è invece Falascina
che dà una versione dei fatti completamente diversa da quella che, in tutti
questi giorni, ti sei fatto. Le cose sono due: o non ha capito niente Falascina
o non hai capito niente tu. L'assessore delle meraviglie tiene a far sapere
che: "...Né la CRI, né prima ancora il Ministero del Lavoro, hanno... deliberato
nei tempi dovuti (30 aprile) la concreta applicazione della legge che consente
l'utilizzo del fondo occupazione. Questo ritardo del Ministero e della CRI non
ha consentito all'Amministrazione Comunale di garantire continuità lavorativa
ai 67 lavoratori impegnati nel progetto... Sostenere che l'amministrazione
comunale sia insensibile al problema...è demagogico e non rispondente a
verità... mentre è evidente la grave responsabilità, in termini di inspiegabili
ritardi, da parte del Ministero e della Commissione Regionale d'Impiego".
Le idee continuano ad essere confuse, i conti a non tornare. Abbiamo sbagliato
qualche cosa?
LSU
Il sole 24 ore, venerdi 24 marzo 2000
Il Comune «sbocco» per gli Lsu Reimpiego difficile nel privato
ROMA Sono 103mila persone,
prevalentemente meridionali, quelle attualmente impegnate nei lavori
socialmente utili (Lsu). La regione dove sono maggiormente presenti è la
Campania, con oltre 32mila unità, seguita da Puglia (13mila) e Lazio (12mila).
Altri 6.700 lavoratori, tutti giovani sotto i 32 anni e residenti nelle regioni
del Sud, sono quelli impegnati nei lavori di pubblica utilitá (Lpu) previsti
dal pacchetto Treu.
È quanto emerge dal censimento effettuato da Italia Lavoro, la società del
ministero del Tesoro presieduta da Matelda Grassi, che per la prima volta ha
realizzato una banca dati nazionale incrociando le informazioni dell’Inps e
delle Agenzie per l’impiego e realizzando una serie di colloqui sul territorio
con i lavoratori coinvolti nei progetti.
Dall’esame dei dati risulta che i lavoratori sono in prevalenza maschi (59%)
con etá compresa fra i 35 e i 44 anni mentre i settori di provenienza sono
prevalentemente quelli delle costruzioni, dal metalmeccanico, dal chimico
mentre per le donne, del tessile, calzaturiero, elettronico e dei servizi alla
persona. La professionalità prevalente è quella operaia per entrambi i sessi,
ma al secondo posto per le donne c’è l’ambito impiegatizio e per gli uomini la
manovalanza, ma sono presenti anche lavoratori specializzati. Quanto al titolo
di studio, prevale la scuola dell’obbligo (43,7%), seguita da diploma (25,%) e
poi licenza elementare (23,9%).
Gli ambiti professionali in cui vengono impiegati di più nei progetti di Lsu o
Lpu sono la salvaguardia dell’ambiente, la tutela del territorio e il
potenziamento dei servizi amministrativi. Tutti settori di matrice pubblica
anche perché l’ente che fa maggior "uso" di Lsu è il Comune. Nel
corso di questi ultimi sei mesi, tra l’altro, è stato possibile reimpiegare
oltre mille persone in imprese private su tutto il territorio nazionale. Un
passaggio attivato anche dalla nuova normativa predisposta dal sottosegretario
al Lavoro, Raffaele Morese, che ha stretto le maglie del bacino di Lsu e
rafforzato le alternative occupazionali. «Lo sbocco di questi lavoratori — ha
detto Morese — non può essere l’assunzione nella pubblica amministrazione ma
attraverso i processi di outsourcing "pubblici" sarà possibile creare
occasioni di lavoro per loro. Bisogna allargare al Sud la terziarizzazione
affidando i servizi pubblici all’esterno, aumentare così la fornitura di
servizi ai cittadini ma anche insistere sulle politiche formative e di
riqualificazione, necessarie per collocare questi lavoratori presso le imprese
private».
Proprio sulla formazione insistono le imprese. «È quello lo snodo vero — ha
commentato Rinaldo Fadda, vicedirettore generale di Confindustria — visto che
la banca dati degli Lsu può fornire un profilo del lavoratore ma questo non
basta per trovargli un’occupazione. Oggi c’è una volatilità delle professioni
altissima dunque l’aggiornamento e la riqualificazione diventano centrali».