Bollettino del Coordinamento Regionale
Lavoratori
Socialmente Utili
![]()
Dopo anni di utilizzo presso le Pubbliche
Amministrazioni, i lavoratori socialmente utili o di pubblica utilità,
impiegati a copertura delle gravi carenze di organico degli Enti ed oltretutto
in piena flessibilità e mobilità, giungono al termine dei periodi di proroga
previsti dalla legge.
I lavoratori L.S.U./L.P.U., disoccupati di lunga
durata, sono stati assegnati ai progetti sulla base di graduatorie realizzate
attraverso criteri trasparenti e pubblici, pertanto dopo anni di lavoro
essenziale negli Enti locali, hanno il diritto di ottenere un lavoro stabile.

Invece il Governo ha emanato
il Decreto Legislativo n. 81 del 7/04/00 di revisione del 468/97, che tenta di
risolvere la già precaria situazione con altra e maggiore precarietà e delude
le aspettative di riconoscimento del lavoro efficiente svolto da anni presso
Enti Locali, Enti Pubblici Economici, Enti d’emanazione pubblica ed S.p.A.
collegate.
Il D. Lgs. 468/97 ha, nella sostanza e nei numeri,
fallito. Le società multiservizi e le cooperative, previste nei piani d’impresa
nei progetti L.P.U., non sono mai decollate. Se pure dovessero partire tutte, e
tante sono progettate senza un serio piano d’impresa, riguarderebbero una
percentuale esigua dei lavoratori. E spesso si tratta di posti di lavoro
part-time. Obiettivamente non è plausibile che le cooperative agiscano sul
mercato in modo competitivo, poiché si costituiranno in settori pubblici,
destinati a garantire il bene-essere collettivo, in servizi aggiuntivi a quelli
già erogati dalla P.A., che non reggerebbero il mercato senza il totale
sovvenzionamento pubblico.
Inoltre, sono osteggiate dalla
massa dei lavoratori, che è consapevole della fine che queste società e i loro
lavoratori faranno in poco tempo. L’attuazione di politiche di sviluppo nel
campo dei servizi pubblici è opera molto più complessa di quella relativa ai
settori economici tradizionali: in questo specifico caso occorre fronteggiare
forza lavoro ritenuta marginale per il mercato (vista l’età media piuttosto
avanzata dei lavoratori, determinata dalla lunga disoccupazione e dalla forzata
fuoriuscita dal mondo del lavoro), finanziamenti pubblici molto ridotti ed
iniziative sociali in parte già coperte dall’imprenditoria esistente.
Il D. Lgs. 81/00, che integra e modifica la
disciplina dei lavori socialmente utili del precedente D. Lgs. 468/97, mostra
in modo chiaro le reali intenzioni del Governo: liberarsi definitivamente dei
lavoratori che difendono l’ormai acquisito
diritto di assunzione stabile nella Pubblica Amministrazione e nelle società ad
essa collegate.


![]()
Bollettino
del Coordinamento Regionale LSU-LPU
L’importanza dei Coordinamenti Le
nostre proposte
I lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità che si sono costituiti in Coordinamenti locali hanno dimostrato, fin ad oggi, che l’unico modo per dare una soluzione definitiva al problema della disoccupazione è autorganizzarsi tra lavoratori/trici, non solo per tutelare un proprio specifico interesse, ma per organizzare e partecipare in massa alla lotta di tutti coloro che rivendicano giustamente un lavoro vero, stabile e garantito.
Questo
metodo ha già dato dei risultati importanti anche se parziali (vedi le proroghe
e la delibera di giunta regionale), utili a far capire a tutto il mondo del
precariato che la via per fare sentire la
NOSTRA VOCE è ORGANIZZARSI per
portare avanti una battaglia finalizzata ad ottenere una sostanziale modifica
delle politiche attive del lavoro, che mettano al centro il soddisfacimento dei
bisogni primari e la piena occupazione, e non l’omologazione, sempre e
comunque, alla logica del profitto.
Il denaro pubblico che viene speso per incentivare l’occupazione, noi abbiamo il diritto di pretendere che venga utilizzato non a vantaggio del singolo privato ma della collettività per creare una reale politica del lavoro che si imponga concretamente a tutti i livelli, e che abbia come obiettivo primario lo sblocco delle assunzioni nel pubblico impiego e negli enti derivati, nonché la copertura delle carenze delle piante organiche cui hanno largamente sopperito i L.S.U-L.P.U e il precariato in genere.
CONSOLIDIAMO E COSTITUIAMO COMITATI E COORDINAMENTI IN TUTTE LE CITTà.
Obiettivi
È necessario che la Regione e le Province
predispongano un piano concordato per la
soluzione della questione dei L.S.U./L.P.U, partendo dal presupposto che
l’avviamento a un lavoro a tempo
indeterminato è una priorità per la politica del lavoro nazionale,
regionale e provinciale; su questo piano, dati i modesti importi finanziari in
rapporto alle dimensioni del fenomeno, con il concorso delle varie istituzioni
sarà possibile raggiungere lo scopo prefissato.
L’obiettivo principale dello svuotamento del bacino
L.S.U./L.P.U. deve indirizzarsi verso la reale ricerca della certezza e stabilità del lavoro,
attraverso il riconoscimento delle
attività svolte o in quelle che si possono svolgere, nel rispetto delle
libere scelte del lavoratore.
L’attività di monitoraggio
su chi ha svolto supplenza alle carenze d’organico e chi ha realizzato attività
sussidiarie e complementari è l’obiettivo
iniziale e necessario per avviare il processo di riconoscimento del lavoro
svolto.
Vincoli del piano
Ripartizione di competenze tra la Regione e le
Province, in ordine alle politiche relative ai lavori L.S.U./L.P.U. come
previsto dalla normativa vigente.
Apertura di un tavolo con il Ministero del lavoro,
Pubblica Istruzione, Funzione pubblica, Ambiente, Beni culturali, per lo
sviluppo delle attività di pubblico interesse, e quindi del lavoro e delle
relative aree d’impiego, con gli obiettivi di:
-

prevedere proroghe fino
all’esaurimento del bacino e realizzando la trasformazione dell’indennità in
salario contrattuale con copertura assicurativa di tutti i periodi, anche di
quelli pregressi;
-
rivedere
o potenziare il sistema degli incentivi finalizzato al reimpiego dei lavoratori
in questione, privilegiando la forma
di copertura delle carenze dove gli L.S.U./L.P.U. sono stati impiegati,
rinnovando di conseguenza la legislazione nazionale e regionale;
-
destinare
risorse finanziarie certe e disponibili in un arco di tempo pluriennale di
almeno 5 anni.
- predisporre un patto tra Regioni, Province, Enti Locali e forze sociali che recepisca
il piano d’inserimento dei lavoratori, a
copertura delle carenze d’organico della
P.A.