DOCUMENTO DEL COORDINAMENTO NAZIONALE LSU/LPU PRESENTATO AL CONGRESSO DEL PRC DEL 1999

Il Coordinamento Nazionale dei Lavoratori Socialmente Utili / di Pubblica Utilità saluta le delegate ed i delegati riuniti nel Congresso del Partito della Rifondazione Comunista augurando loro un proficuo e costruttivo lavoro.

Il Coordinamento Nazionale ha apprezzato lo sforzo che in questi mesi ha portato il Partito della Rifondazione Comunista ad elaborare una serie di proposte orientate al riconoscimento del lavoro svolto dai precari e volte alla risoluzione della vertenza, in primo luogo attraverso l'assunzione a copertura delle carenze d'organico delle amministrazioni pubbliche utilizzatrici.

Il coordinamento riconosce ed apprezza questo sforzo anche se non può non considerarlo ancora insufficiente rispetto alla piattaforma del movimento fondata su una parola d'ordine semplice e dirompente nella sua elementarietà: assunzione per tutti nella pubblica amministrazione e negli enti locali.

Il permanere, all'interno delle proposte del Partito della Rifondazione Comunista, dell'opzione costituita dalle cooperative e dalle società multiservizi, infatti, rileva come ancora non si sia colto il senso profondo e di portata generale della vertenza degli LSU/LPU.

Le politiche neo-liberiste del governo D'Alema e dei governi che l’hanno preceduto, imposte dal patto di stabilità che regola la costruzione dell’unione monetaria europea sotto il controllo della banca centrale, portano al degrado delle condizioni di vita e di lavoro di sempre più larghi strati di popolazione.

Le cosiddette politiche per il lavoro si fondano sullo sviluppo della flessibilità del lavoro e dell’adattabilità, cercano cioè di imporre ai salariati, siano essi assunti, in formazione, disoccupati o precari in una delle miriade di forme di lavoro atipiche che vengono fatte proliferare, condizioni di vita e di lavoro degradate a tutto vantaggio degli imprenditori in termini di profitto.

La cosiddetta riforma dello stato sociale, si traduce nel sistematico smantellamento delle tutele e dei servizi ai cittadini ed in primo luogo alle classi subalterne a partire dall’attacco alla scuola, alla sanità ed alla previdenza pubbliche. L’obiettivo, concretizzatosi con il disegno di legge di modifica della 142 da parte dell’ANCI e della Confindustria con il quale si vuole imporre agli enti locali l’obbligo di appalto ai privati di tutti i servizi pubblici, è la liquidazione dello stesso concetto di benessere collettivo a vantaggio di una redditività mercantile fondata sul profitto dell’impresa.

Di fronte ad un sindacato confederale che lavora per la flessibilità e per la precarizzazione, che spinge per inconfessati ed inconfessabili interessi (la giungla della cooperazione!) verso la privatizzazione dei servizi pubblici, ci sono oggi in Italia molte organizzazioni ed aggregazioni che rivendicano lavoro e diritti del lavoro, ma vi è un solo movimento a carattere nazionale contro la disoccupazione ed il precariato la cui vertenza è decisiva per l’insieme degli occupati, dei disoccupati e del variegato universo dei precari: i lavoratori socialmente utili / di pubblica utilità, la cui specificità e i cui contenuti devono essere oggi centrali per tutti coloro che hanno a cuore le battaglie contro la disoccupazione, il precariato e l’esclusione sociale.

La piattaforma del movimento, riassumibile senza ambiguità nelle parole d’ordine:

-         Assunzione per tutti negli enti utilizzatori o nelle Pubbliche Amministrazioni;

-         Pari dignità con i dipendenti degli enti utilizzatori attraverso l’applicazione dei Contratti Collettivi di Lavoro, dello Statuto dei Lavoratori e delle norme di sicurezza sul lavoro;

-         Garanzia della prosecuzione per tutti delle attività sussidiate fine all’avvio delle procedure di reclutamento;

è in rotta di collisione con la politica e le scelte neo liberiste del governo ed ha un effetto dirompente riaffermando per tutti, salariati, disoccupati e precari, una concezione del lavoro e dell’intervento pubblico non asservite agli interessi del mercato ed al profitto dei padroni ma fondate sul primato dell’interesse collettivo in termini di qualità della vita e di tutela sociale ed ambientale delle comunità.

Il Coordinamento Nazionale LSU/LPU, soggetto politico indipendente che raccoglie al suo interno coordinamenti territoriali di LSU/LPU di diverse regioni del centro-sud (Campania, Lazio, Calabria, Puglia, Toscana) ed è di riferimento ad altre realtà territoriali in fase di organizzazione (Abruzzo, Molise, Umbria, Marche),  a cui aderiscono sindacati di base come il S.In. Cobas e l’Unione Sindacale Italiana ed associazioni ed organismi quali l’Associazione In Marcia per il Lavoro ed il Patto Federativo di Base Regioni Enti Locali, è convinto che le iniziative, anche quelle nazionali, per sviluppare il conflitto, difendere i diritti e vincere la vertenza, devono essere costruite insieme ed unitariamente.

Se le lotte sin qui condotte sia a livello nazionale che a livello regionale e locale hanno imposto almeno la prosecuzione dei progetti, le disposizioni contenute nell’allegato alla finanziaria licenziato dal governo proprio all’indomani della manifestazione nazionale indetta unilateralmente da RdB e Cobas Coordinamento Nazionale dimostrano quanto sia ancora lontana una conclusione positiva della vertenza. L’atteggiamento del governo è esplicito: non vi è alcuna trattativa o margine di trattativa sulla piattaforma del movimento, l’unica soluzione è quella del mercato, delle cooperative e delle multiservizi. Prendere atto di questo dato di fatto è indispensabile per tutti coloro che hanno a cuore il destino di centinaia di migliaia di precari e che individuano in questa vertenza un punto nodale del conflitto sociale oggi.

Bisogna allora in primo luogo andare alla ricomposizione del movimento superando particolarismi e settarismi e sviluppare un’offensiva politica e sociale che punti, a partire della vertenza LSU/LPU ad aggregare per il lavoro il vasto, variegato e frantumato fronte della precarietà e dell’esclusione.

Il Coordinamento Nazionale LSU/LPU individua in una nuova manifestazione nazionale a Roma, da indire ed organizzare unitariamente per il 14 aprile, l’occasione di sintesi e rilancio della vertenza da perseguire attraverso una proliferazione di lotte articolate territorialmente, coordinate a livello nazionale, capaci di imporsi all’attenzione generale e attraverso l’aggregazione del più ampio schieramento di forze possibile al fattivo  sostegno della piattaforma rivendicativa.

In relazione a questo il Coordinamento si adopera fattivamente con spirito unitario.

Il Coordinamento Nazionale LSU/LPU è consapevole del fatto che oggi le politiche nazionali siano in larga misura condizionate dai criteri di convergenza di Maastricht e dalla Banca centrale e come ciò apra un nuovo terreno di scontro a livello europeo. E’ infatti in Europa oggi che si determinano per gli stati membri le possibilità di incremento della spesa pubblica e quindi le reali possibilità di assunzione nel pubblico impiego.

La manifestazione europea di Colonia del 29 maggio contro la disoccupazione, l’esclusione e la povertà, che vedrà la partecipazione di decine di migliaia di disoccupati e precari di tutta Europa, è certamente un’occasione importante per rilanciare la vertenza e la piattaforma del movimento da un punto di vista privilegiato anche per quanto riguarda l’informazione.

Sulla base di queste considerazioni il Coordinamento Nazionale LSU/LPU aderisce alla manifestazione sottoscrivendone l’appello unitario e riservandosi l’elaborazione di un proprio specifico documento su cui successivamente richiedere il sostegno e la convergenza sia a livello nazionale che internazionale.

Al Partito della Rifondazione Comunista, che con lo spirito di abnegazione di tanti compagni soprattutto del sud del paese ha in questi mesi sostenuto nei fatti il movimento e la battaglia del movimento, il Coordinamento Nazionale LSU/LPU chiede oggi un più deciso sostegno a partire dalla manifestazione nazionale del 14 aprile e dalla sua piattaforma.

Le speranze e le possibilità di condizioni di vita e di lavoro migliori per tante e tanti donne e uomini di questo paese passano per la ricomposizione sociale e politica di quella classe ora frantumata e dispersa in una miriade di figure deboli e precarie; e le possibilità di questa ricomposizione passano in buona misura anche attraverso le scelte che in questa sala verranno compiute.

Allora, compagne e compagni, buon lavoro.

 

                                                                                  Il Coordinamento Nazionale LSU/LPU