Gli LSU/LPU che hanno lavorato nelle scuole sono passati con
il Ministero Pubblica Istruzione. sempre, però, come LSU/LPU
Da qualche giorno il Ministero
della Pubblica Istruzione (MPI), con la nota n.79 del 19 aprile, ha invitato i
Provveditorati ad effettuare la verifica
dei dati concernenti i progetti per lavori socialmente utili e di pubblica
utilità, attivati nelle province, al fine di acquisire un quadro generale
definitivo delle attribuzioni e delle competenze proprie del Ministero della
Pubblica Istruzione.
Infatti, secondo il nuovo decreto sugli LSU
(81/2000), al comma 2 dell’art. 1 «la
possibilità di continuare l’utilizzazione permane in capo agli enti cui
istituzionalmente l’attività è collegata
ovvero a quelli presso i quali viene effettivamente svolta l’attività.»
Insomma chi ha utilizzato i lavoratori adesso ne
chiede la proroga. Quindi il MPI, che dal 2000 ha competenze per le scuole di
ogni ordine e grado (legge 124/99), ha finalmente chiesto la proroga di coloro
che hanno svolto attività presso le scuole, riconoscendo ciò che per anni
rimaneva non vero a tutte le istituzioni sia locali che nazionali.
I Provveditorati agli Studi hanno emanato una nota di
conoscenza con allegata la relativa circolare 79 al fine di rilevare i
lavoratori effettivamente impegnati come collaboratori scolastici nelle scuole
che sono passate alle competenze del Ministero Pubblica Istruzione con la legge
124/99.
Le caratteristiche richieste per rilevare i
lavoratori LSU/LPU in forza presso le scuole sono state, oltre all’effettivo
svolgimento di attività amministrative, tecniche e ausiliari (allegato A
vigente CCNL comparto scuola), quelle della presenza nelle scuole a maggio 1999
e maggio 2000.
I dati però tra coloro che effettivamente hanno
lavorato nella scuola e coloro censiti variano di alcune centinaia in meno.
Come è potuto accadere che non tutte le persone che hanno ricoperto le attività
previste nelle scuole sono state rilevate?
Innanzitutto perché la decisione se utilizzare i
lavoratori nelle scuole o presso gli enti è stata lasciata all’ente stesso. Ora
per una serie di motivi (di carattere economico) gli enti hanno avuto tutto
l’interesse a indicare il reale numero di lavoratori nelle scuole. Al contrario
è successo anche che molti enti hanno ritenuto opportuno «tenersi» i LSU/LPU,
nonostante questi avessero lavorato nelle scuole. (vedi Cassino) Altri enti
hanno involontariamente allontanato LSU/LPU fin da aprile 2000 dalle scuole per
interpretazione troppo restrittiva delle circolari ministeriali che si sono
susseguite confusamente da almeno un anno.
In altri casi la rilevazione è stata fatta su
personale LSU/LPU che ha coperto i posti a rotazione e quindi non tutti
potevano essere rilevati alle date stabilite dal MPI.
Insomma molti lavoratori che hanno per anni svolto
attività amministrative, tecniche e ausiliari (secondo l’allegato A vigente
CCNL comparto scuola) non hanno potuto accedere a questa prima, seppur velata,
forma di riconoscimento del rapporto di lavoro da parte del MPI, che arriva
dopo anni di lavoro in piena flessibilità e mobilità, ormai, quindi, vero e
proprio lavoro servile.
SIA CHIARO CHE LE LAVORATRICI E I LAVORATORI LSU/LPU NON SONO STATI
ASSUNTI DAL MPI, MA RIMANGONO LSU/LPU A L.860.000 MENSILI,
sicuramente nelle scuole fino al 31 ottobre 2000. A quella data ciò che
succederà a nessuno è dato sapere. Al primo novembre anche il MPI dovrà
intervenire con un proprio 50% per sostenere una ulteriore proroga di 6 mesi.
Si riscontra tristemente, ancora una volta, che i
lavoratori LSU/LPU hanno subito nel bene e nel male l’arroganza da parte delle
istituzioni. Nonostante il decreto 81/2000 parlasse chiaro, molti lavoratori
sono rimasti fuori dai lavori svolti per anni solamente perché, come un
proprietario fa per i propri capi bestiame, qualcuno ha deciso che il futuro
per gli LSU/LPU dovesse essere un altro da quello che i lavoratori avrebbero
liberamente deciso.
Il
MPI ha tergiversato per troppo tempo tanto da determinare situazioni
paradossali e innescando spesso quella guerra tra poveri di cui nessuno ha
bisogno. Il MPI si è sempre e solo rivolto agli enti (comuni o scuole che
siano), trattando i lavoratori da oggetti privi di una storia lavorativa oltre
che umana. Gli enti locali hanno allontanato dai progetti i lavoratori per proprie
esigenze, in perfetta linea con l’uso, appunto servile, che hanno fatto di
questi lavoratori in questi 4, 5 ed anche 6 anni.
Luglio 2000